La provincia
Urbino la capitale italiana, con Firenze, del Rinascimento. Le origini sono antichissime, come ci viene documentato da antichi scrittori come Varrone o Plinio il Vecchio, ma nulla si sa dei suoi abitanti fino alla fine del III sec. a.C., quando la città divenne municipio romano, retto da Quattorviri e dal collegio dei Decuriones. Il nome urvinum deriva probabilmente dal latino urvus (urvum è il manico ricurvo dell’aratro) da mettersi in relazione con la conformazione del colle su cui è sorto il centro abitato. Nelle fonti più antiche il nome della città Urvinum è accompagnato dalla specificazione Mataurense a testimonianza della fama goduta dalla città e dal fiume Metauro a causa della nota battaglia tra i consoli Romani e Asdrubale, conclusasi con la disfatta di quest’ultimo nel 207 a.C. Da vedere il Palazzo Ducale e la Galleria Nazionale delle Marche con opere di Raffaello, Piero della Francesca, Paolo Uccello.
Fossombrone (Forum Sempronii), il cui nome proprio è legato al tribuno Caio Sempronio Gracco e importante cittadina lungo il tracciato della via consolare Flaminia, svolse un ruolo prestigioso durante il Rinascimento all'interno del Ducato di Urbino. E’ ricca di residenze nobiliari (urbane e di campagna), presidi militari, torri, rocche e barchi di caccia che, tra il XV e XVI secolo, costituirono il sistema militare difensivo coordinato sul territorio dal senese Francesco di Giorgio Martini per conto del Duca Federico da Montefeltro.
Durante il dominio della casa nobiliare di Urbino, Fossombrone attraversa un periodo di particolare floridezza e di rinnovamento edilizio: si costruiscono le tre corti ducali (Alta, Bassa, Rossa), il palazzo vescovile, il palazzo comunale, la chiesa di San Filippo ed importanti edifici privati. Intorno alla metà del XVII secolo, la città torna direttamente a far parte dello Stato Pontificio e diventa, proprio in questo periodo, un importante polo per la produzione e la lavorazione della seta.
La Gola del Furlo è un autentico paradiso, attraversato dal fiume Candigliano che si insinua tra le imponenti pareti rocciose della Gola, dove la suggestione del paesaggio si unisce a una prodigiosa ricchezza naturalistica che vanta esemplari di flora e fauna davvero singolari. La vegetazione che ricopre le cime del massiccio è costituita in prevalenza da querceti con roverella, carpino nero, orniello, acero, sorbo. Assai variegato anche l'habitat fluviale e ripariale, così come ricchissima è la vita che pullula nelle foreste, nei pascoli e nei cespuglieti.
La cittadina di Urbania prese l’attuale nome nel 1636, in onore di papa Urbano VIII che la elevò al rango di città e diocesi. Nel XVI secolo le montagne del Montefeltro accolsero la fioritura di una delle scuole italiane di maiolica più note e prestigiose. Grazie all’argilla fornita dal Metauro, la ceramica durantina conobbe uno sviluppo di particolare livello qualitativo. La distinguevano l’inventiva nelle decorazioni e la raffinatezza del genere pittorico - il cosiddetto istoriato - dagli stilemi e moduli iconografici profondamente influenzati dal raffaellismo che si era sviluppato proprio grazie ai duchi di Urbino. Urbania, l’antica Casteldurante, è oggi l’unico centro nella regione - e tra i ventisei in Italia - ad aver ottenuto il titolo di zona di antica produzione ceramica, sia per l’altissimo livello raggiunto nel rinascimento sia per l’attività degli attuali ceramisti che continuano la tradizione.
L'eremo di S. Croce di Fonte Avellana è aggrappato al brullo monte Catria, a 680 metri d’altezza, l’eremo ha origini antiche che risalgono al 979 (la datazione più probabile della sua fondazione). Tra i primi monasteri ad aderire alla Riforma camaldolese portata avanti da San Romualdo, Fonte Avellana deve però al suo priore Pier Damiani la sua “vera nascita”…
San Leo, un masso aguzzo cinto da rupi strapiombanti in un digradare di paesaggio dagli Appennini al mare; un accavallarsi di vetuste case fra una superba rocca e un’occhiuta torre campanaria; un intrecciarsi di storia e leggenda, di sacro e profano; fra orride carceri, dove l’enigmatico Cagliostro morì nel 1795 in circostanze misteriose, e composte pievi.